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Diventare doppiatori si può: basta avere il fuoco artistico. Parola di Francesca Guadagno, una vita spesa nel prestare la propria voce a star di cinema e tv, da Cameron Diaz a Marisa Tomei.

«Ma bisogna puntare sulla formazione, perché non ci si improvvisa né attori, né, soprattutto, doppiatori. Sicuramente si può partire da una buona scuola di recitazione e poi seguire dei professionisti all’opera, bussando alle porte delle sale di doppiaggio per iniziare a capire cosa si fa davvero in studio. Un po’ come si va a bottega da un artigiano per seguirne il lavoro e per imitarlo, perché c’è una parte tecnica che è essenziale seguire. Ci sono anche dei corsi di doppiaggio, ma è più utile fare training sul campo, anche perché la formazione non sempre è erogata da professionisti del settore e a volte viene raccontata una realtà distorta, più semplicistica. Va anche detto però che questo è ancora uno dei pochi lavori meritocratici in Italia: se lo sai fare e hai talento sicuramente ci sono delle buone possibilità. Ma non si può bluffare..Magari come attori si può riuscire a simulare un talento che non si possiede; grazie ad accorgimenti registici e di post produzione si possono nascondere delle cose. Nel doppiaggio no, perché è fondamentale la recitazione. Quindi solo se c’è talento si trovano opportunità. Con l’aumentare delle nuove piattaforme di distribuzione dei contenuti (Netflix, Amazon, etc.) il lavoro è molto, quindi ci sarebbe anche bisogno di persone nuove, diverse. Il problema è trovare la bravura.»

«Sul fronte guadagni è importante sottolineare che non ci si può aspettare mai nulla, ogni mese è diverso dall’altro. Bisogna lavorare tanto per guadagnare decorosamente, anche perché fra tasse ed iva se ne va molto dell’incasso. Il lavoro è comunque molto oscillante, dei mesi sono migliori di altri, e non ci sono garanzie. È una professione che garantisce anche una disponibilità economica molto buona, ma bisogna sempre stare all’erta. Certo, i nomi di punta molto richiesti dai produttori arrivano a pretendere anche belle cifre.»