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Dal 1 marzo su Netflix è online Budapest, film francese che ripropone in salsa comica l’avventurosa storia vera di due amici che mettono a rischio tutto entrando nel business delle feste di addio al celibato. 3Cycle ne ha curato l’edizione italiana, il cui doppiaggio è stato diretto da Domitilla D’Amico, con cui abbiamo scambiato qualche battuta.

«L’ho visto appena uscito e la sensazione è stata come se fosse una mia creatura. I film che uno dirige sono come dei piccoli bambini dei quali tu ti prendi cura. Come primo film è stato difficilissimo, veramente complicato, però l’ho visto anche con altre persone e devo dire che è piaciuto a tutti. In fondo il doppiaggio è magia: se non si crea questa magia i film non vengono assimilati nella maniera giusta. Perché questo è un lavoro che serve a trasmettere emozioni.

D’altro canto la nostra professione è anche divertentissima e stimolante: ogni giorno affronti personaggi sempre diversi, passi dalla serial killer, alla mamma buona, alla femme fatale. Va da sé che per riuscire in questo lavoro la caratteristica principale è essere un attore: doppiatore e attore non sono due cose separate, ma anzi, il doppiaggio è la specializzazione dell’essere attore.

Per esempio quando lavoro con Marco Guadagno come direttore apprezzo la sua capacità di attenzione al lato artistico del nostro lavoro, è sempre molto chiaro quando esprime le sue indicazioni.

Domitilla D’Amico

A me fortunatamente è capitato di doppiare delle grandi attrici, quindi sono molto contenta: Eva Green, Emma Stone, Anne Hathaway. Ma fossi stata un uomo mi sarebbe piaciuto tanto avere avuto modo di doppiare il Cyrano de Bergerac, a cui diede la voce Oreste Rizzini. Pensa che i dialoghi di quel film li studiano all’università, con la traduzione che ne fece Oreste Lionello. Sarebbe stata una figata!»