«La magia del doppiaggio è quando non ti accorgi che c’è, perché significa che tutte le persone che hanno lavorato su quel prodotto ti hanno fregato!» La definizione più lucida di cosa sia il doppiaggio ce la dà Massimo De Ambrosis. Che prosegue: «Dietro al doppiaggio c’è un mondo di gente che lavora per farti sembrare che quell’attore che è inglese invece parla italiano, e tu devi crederci.»
Intervistiamo De Ambrosis in occasione della prossima uscita (il 22 febbraio su Netflix) di Paddleton, film presentato pochi giorni fa al Sundance che ha ricevuto numerosi elogi e di cui 3Cycle ha curato l’edizione italiana.

«Paddleton è un film molto di nicchia e particolare, con della comicità non scontata su un argomento non facilissimo come l’eutanasia. Che è l’escamotage narrativo per far incontrare due persone, per farle uscire dalla solitudine e per trovare un’amicizia al limite del disperato. Posso dire che già in lavorazione alcune scene mi erano piaciute molto: trovo questa ricerca di amicizia in due persone completamente sole estremamente interessante. In fondo i due protagonisti sono solo due vicini di casa, che si frequentano quindi solo per quello, non hanno un’amicizia vera e invece poi la trovano. Sono persone molto chiuse che dimostrano di avere una grande sensibilità. Mi ha colpito molto una scena in cui il personaggio che interpreto io si arrabbia con l’altro perché dal momento in cui quello sarebbe morto, lui sarebbe rimasto solo. Credo sia un bello spaccato della solitudine che imperversa nella nostra società.»






